Geomorfologia del territorio bellunese negli scritti di Giovanni Battista Pellegrini

//Geomorfologia del territorio bellunese negli scritti di Giovanni Battista Pellegrini

Geomorfologia del territorio bellunese negli scritti di Giovanni Battista Pellegrini

25,00

Con questo libro, l’autore intende raggiungere chi desidera approfondire le conoscenze geomorfologiche del territorio bellunese, col supporto di una grande ricchezza di immagini, schemi e disegni che facilitano il lettore nella comprensione dei diversi fenomeni naturali.

Categoria: Tag: , , ISBN: 978-88-86106-52-8.

Descrizione

Editore:Fondazione G. Angelini

con Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, col patrocinio del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi;

col contributo di Comune di Belluno, UNIFARCO, Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, Unione Montana dell’Alpago,

Anno di edizione: settembre 2018, Grafiche Erredici S.r.l. (PD)

Categoria: saggio di carattere scientifico, con linguaggio divulgativo, per geologi-geografi, insegnanti, guide, pianificatori del territorio

Prefazione: Vittorio Giorgio Dal Piaz, membro effettivo dell’Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti

Pagine: 368 – 30 ill., schemi e Tavole a colori 

Dimensioni: cm 16,5 x cm 23,5

 

Il libro rappresenta un valido sussidio didattico per gli insegnanti impegnati a far conoscere ai propri allievi la geografia e la geomorfologia del territorio che li circonda; dato che vengono segnalati anche i beni geomorfologici, che per il loro particolare pregio naturalistico e paesaggistico sono oggetto di richiamo turistico, esso è anche uno strumento utile per le guide ambientali, turistiche e naturalistiche, oltre che per i formatori del CAI. Inoltre l’approfondimento dei processi geomorfologici in atto, come i fenomeni erosivi in genere e le frane,fa di questo libro un mezzo di consultazione per i tecnici degli Enti locali (Comuni, Provincia, Consorzi ecc.) interessati alla pianificazione del territorio.

Definita l’area di studio dal punto di vista geografico, se ne analizzano le caratteristiche fisiche, mettendo in evidenza gli elementi che regolano la morfogenesi di questa regione partendo dall’esame sintetico delle caratteristiche climatiche odierne, utili per un confronto con quelle del passato. Le caratteristiche geomorfologiche sono largamente collegate a quelle geologiche dell’area. I primi capitoli riguardano quindi l’approfondimento delle conoscenze geologiche dell’area.

Dal punto di vista strutturale si descrivono i principali elementi tettonici che caratterizzano i rilievi delle Alpi e Prealpi bellunesi. L’esame delle strutture geologiche porta anche ad individuare quelle neotettoniche spesso collegate alla sismicità dell’area, fenomeno purtroppo sempre incombente anche nel Bellunese. Parte centrale del libro è la trattazione dell’ultima glaciazione, che ha interessato le valli del Piave, del Cordevole, del Mis e la stessa conca dell’Alpago con la valle Lapisina. Ma mentre l’ultima glaciazione è stata oggetto nel passato di approfondite ricerche da parte di vari Autori, meno note sono le vicende e i fenomeni che precedettero e che seguirono la glaciazione, che invece sono qui considerate con nuove osservazioni. In particolare è di notevole interesse la ricostruzione delle varie fasi del ritiro del ghiacciaio del Piave dal Vallone Bellunese e lo studio degli effetti che la deglaciazione ha avuto sulla stabilità dei versanti.

Infatti nel Tardoglaciale, in corrispondenza al generale ritiro dei ghiacciai, si verificarono estesi fenomeni franosi e di trasporto in massa, con presenza di notevoli quantità di detriti in parte ripresi e portati verso le zone pianeggianti dai corsi d’acqua. In alcuni casi si ebbero importanti deviazioni fluviali, come quella del Piave a Ponte nelle Alpi, precedentemente diretto verso la valle di S. Croce – Vittorio Veneto.

Successivamente, nel Postglaciale, con il miglioramento climatico, con lo sviluppo della vegetazione e con la stabilizzazione dei versanti proseguirono i processi di approfondimento delle valli laterali del Cordevole, del Mis, dell’Ardo con la formazione di singolari forre di erosione. Contemporaneamente ebbero inizio anche i processi di incisione dei depositi alluvionali, con la formazione di ampi terrazzi e di nuovi alvei epigenetici.

E mentre si andava così modellando il rilievo che raggiungerà lentamente le fattezze che oggi noi riconosciamo nel paesaggio della Val Belluna e nelle valli che in essa confluiscono, sempre più evidente si andava facendo l’azione morfogenetica dell’uomo. Tutte le aree disponibili dei versanti e del fondovalle furono stabilmente colonizzate con centri abitati, industrie e vie di comunicazione. Così facendo l’uomo si è spesso esposto con imprudenza all’azione degli agenti morfologici, mostrando colpevole negligenza verso le leggi che regolano l’evoluzione naturale del rilievo e dei corsi d’acqua, tragicamente palesata durante l’alluvione del novembre 1966.

L’autore, geologo, è stato per 40 anni stimato docente di Geomorfologia alle Università di Padova e di Pavia (per vent’anni professore ordinario di Geografia fisica e Geomorfologia); è guida scientifica dei Corsi di Geografia organizzati dal 1992 dalla Fondazione G. Angelini.

La sua attività di ricerca è stata rivolta allo studio della evoluzione geomorfologica del rilievo ed in particolare alla dinamica dei versanti. Importante è stato anche lo studio della metodologia da utilizzare nella rappresentazione cartografica dei fenomeni geomorfologici che presiedono all’evoluzione del rilievo; la realizzazione di una comune Legenda, frutto del confronto di diversi autori, è avvenuta dopo anni di discussione: essa viene utilizzata tutt’oggi nelle ricerche geomorfologiche nella regione alpina. Altrettanto rilevante è stata l’attività di ricerca rivolta allo studio delle formazioni superficiali del Quaternario nell’area alpina, per l’analisi dell’evoluzione recente del paesaggio. E’ autore di oltre cento pubblicazioni scientifiche riguardanti la Geografia fisica e la Geomorfologia apparse su riviste nazionali ed internazionali. E’ membro del Consiglio Scientifico della Fondazione G. Angelini – Centro Studi sulla Montagna di Belluno, fin dalla sua nascita, nel 1991.