Descrizione

Déodat de Dolomieu. Curiosando tra i taccuini di viaggio e nella vita avventurosa del padre delle Dolomiti

a cura di Paolo Zanzi, con testi di Luigi Zanzi, Enrico Rizzi, Guido Roghi

EditoreFondazione G. Angelini – Fondazione Maria Giussani Bernasconi

Anno di edizione: luglio 2021, Fotolito Varese

Categoria: raccolta di saggi storici e scientifici su Déodat de Dolomieu; nella seconda parte il volume rappresenta il catalogo della mostra omonima presso il Museo paleontologico “R. Zardini” di Cortina d’Ampezzo (4.8.2021 – 10.10.2021)

Presentazioni: Ester Cason Angelini, Fondazione G. Angelini e Antonio Padoa Schioppa, Fondazione Giussani Bernasconi

Pagine: 184 – ill. a colori e b/n

Dimensioni: cm 21 x cm 28,5

 

Il volume, curato da Paolo Zanzi, è dedicato a Luigi Zanzi (1938-2015), profondo studioso di Dolomieu nella storia della scienza e nella storia delle Alpi, autore del saggio in 4 lingue  “Déodat de Dolomieu” (pp.13-28) e “Riscoperta di Dolomieu” (pp.29-36) e si apre con la Prefazione di Reinhold Messner che delinea Dolomieu come un aristocratico “gentiluomo della geologia” che inventò un’altra aristocrazia, quella della montagna intesa come scelta di una forma di vita.  Il personaggio emerge, infatti, come un pioniere della geologia ma anche come un alpinista ante litteram per scopi scientifici, sulla scia di Horace-Bénédict de Saussure, curioso della natura del mondo, camminatore su impervi sentieri alpestri dove nessuno al suo tempo si era ancora spinto, dormendo sotto le stelle. Il saggio dello storico Enrico Rizzi (pp.37-60) ricostruisce la vita di Déodat de Dolomieu (1750-1801): cadetto di una famiglia dell’alta nobiltà francese, cavaliere di Malta, geologo e filosofo, rappresentante illustre dell’Illuminismo settecentesco, con una vita incredibilmente avventurosa, inimitabile, un viaggio senza sosta interrotto dalla prigionia “di stato” per ordine della Regina di Napoli e dalla morte precoce al termine di un viaggio nelle Alpi, l’ultimo dei molti viaggi che il volume ricostruisce sulla scorta dei “ritrovati taccuini” presso l’Accademia delle Scienze di Parigi. Particolare attenzione è dedicata al viaggio del 1789 nel cosiddetto “Tirolo”, comprendente anche le Alpi Venete, che portò Dolomieu a studiare e identificare il minerale detto “dolomite”, scoperta che lo rese celebre legando il suo nome a un intero gruppo montuoso: le Dolomiti. I documenti inediti qui raccolti ripercorrono questo viaggio, con il fascino intatto di un uomo che più di ogni altro ha fatto della scienza un’avventura. Il saggio dimostra sulla base di lettere e diari ritrovati che Dolomieu non scoperse il minerale per caso, raccogliendo quasi distrattamente i campioni di roccia durante uno dei suoi viaggi, come molti hanno scritto, ma che da almeno 12 anni, dal tempo del Viaggio a Venezia (1780), egli ricercava e studiava quelle pietre “poco effervescenti” a contatto con l’acido, che avrebbero poi ricevuto il suo nome per iniziativa di Nicolas de Saussure (1792). Il saggio del geologo-paleontologo Guido Roghi “Il minerale, la roccia e le montagne dedicate a Déodat de Dolomieu” (pp. 75-88), che segue il testo di L. Zanzi su “Dolomieu e la scienza del suo tempo”, approfondisce la figura dello studioso nel contesto della scienza del suo tempo e riporta il dibattito antico e recente sulla dolomia e la sua formazione. Consente inoltre di capire la modernità dello scienziato con i suoi studi, che compiva sperimentalmente, libero da dogmi, in pieno Settecento, quelle analisi dirette sul terreno che gli permisero di raccogliere una grande mole di dati attraverso percorsi fatti per lo più a piedi: un grande camminatore in grado di stancare chiunque, con un grande amore per le montagne tipico dei geologi moderni. Il volume contiene un ricco corredo iconografico di documenti originali, taccuini di viaggio, ritratti, stampe e antiche carte geografiche, che sono evidenziati nel catalogo dell’Esposizione di Cortina d’Ampezzo (pp. 88-168), la quale comprende un prezioso manoscritto autografo di Dolomieu sul viaggio nelle “Dolomiti” del 1789, proveniente della Biblioteca civica di Verona. In conclusione, il testo permette di valorizzare a tutto tondo le più recenti acquisizioni storiche intorno al “genio” di Dolomieu, consegnando ai lettori una ricca messe di analisi e prospettive che sollecitano e aiutano ad approfondire le tematiche contemporanee sulla storia della terra. La quantità di “citazioni” raccolte, poi, fanno sì che il volume si presenti come una sorta di confessione-racconto autografo dello stesso Dolomieu.