Sentieri

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Sentieri

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“Sono queste forse le pagine più belle e ricche degli scritti del Professor e si tratta non a caso di pensieri raccolti durante un momento già avanzato della sua vita e presentati nel 1973, in occasione del centenario della fondazione della SAT (1872-1972)…”

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Descrizione

di Giovanni Angelini

La Fondazione Giovanni Angelini – Centro Studi sulla Montagna, nel centenario della nascita del fondatore, ha voluto curare una riedizione del volumetto “Sentieri” scritto da Giovanni Angelini e richiesto a gran voce dai numerosi visitatori della mostra di Fusine “Fra Pelmo e Civetta. La montagna attraverso lo sguardo di Giovanni Angelini”. Il testo è stato ristampato esattamente uguale nella parte scritta, ma ampliato nel formato delle immagini che lo accompagnano, incisioni di raro pregio di Compton e altri autori, e con l’aggiunta di alcune Note sulla vita dell’autore e sulla Fondazione G. Angelini. La motivazione della ristampa è contenuta nell’introduzione scritta dalla nipote Anna:

“Abbiamo voluto riprendere queste pagine per consegnarle di nuovo a chi con lui condivide un modo di andare, vedere, sentire la montagna. Sono “gli umili sentieri” a testimoniare la storia di un mondo aspro ed ostile, i sentieri della gente che nella pratica di boschi, pascoli e valli ha vissuto, conosciuto e messo a frutto la montagna. La pratica ed il vivere in montagna viene cosi raccontato a chi ne sa cogliere con animo sensibile ed attento i segreti, spesso riposti nel nome di un viàz, di un vànt, di uno spiz, di un aiàl, di un triòl. Si sviluppa cosi un’indagine appassionata e curiosa alla ricerca del preciso appellativo attribuito ad ogni sentiero, ogni croda, ogni cengia ed al valore che per i laboriosi ed intraprendenti abitanti del luogo doveva conservare, al fine di non perderne le tracce. La scomparsa del sentiero, ed insieme ad esso del nome, corrisponde infatti alla fine di una memoria storica, molto cara a Giovanni Angelini, ma soprattutto depositaria di significati, tecniche e tradizioni proprie di un’intera vallata.

La ricerca si fa viva attraverso la riapertura e la pratica delle tracce perdute, sotto la guida delle preziose indicazioni e dei ricordi di chi con consuetudine questi sentieri li ha battuti e frequentati da sempre, conoscendo ogni palmo di questa montagna, come un cacciatore, un carbonaio o una vecchia guardia boschiva. Giovanni accompagnato dall’immancabile fratello Valentino e da volonterosi, per lo più locali della Val di Zoldo, come l’Ariosto, Mario (Popo), Camillo e Rosolino De Pellegrin, riprende percorsi ormai dimenticati, erti e corrosi dalla pioggia o lastricati e nascosti dalla folta vegetazione, ricostruisce la segnaletica trascurata con le nuove tabelle e riattiva sorgenti e fontane. Da qui nascono riflessioni di una intera vita sull’andare per sentieri, che si concludono con l’esortazione a un ritorno alla montagna, a una rivisitazione con animo umile e rispettoso, proprio di chi la ama in tutti i suoi aspetti, che rivela tra le righe un affetto antico, quasi nostalgico, unito ad un sentimento di intima riconoscenza.”

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