Project Description

Il lascito è composto da materiale connesso alle attività di ricerca sugli insediamenti di montagna, che larchitetto, urbanista e paesaggista Edoardo Gellner ha condotto lungo tutta la propria esistenza, intrecciando aspetti storici e architettonici e coniugando le scelte insediative con le risorse e le peculiarità del territorio.

Il fondo comprende un nucleo fotografico, dedicato agli insediamenti alpini, diverso materiale legato alle attività di rilevamento e progettazione, ai piani regolatori di alcuni comuni del Cadore e della Val di Zoldo, una piccola sezione della biblioteca personale di Gellner, una raccolta di periodici e di riviste darchitettura, un plastico in legno di Cortina dAmpezzo.

La donazione è giunta in Fondazione nel 1997, a seguito dello stretto rapporto di amicizia e dei comuni interessi verso gli insediamenti e le comunità alpine che hanno unito per diversi anni, in un costruttivo confronto reciproco, larchitetto Gellner e Andrea Angelini.

Da questo rapporto sono nate le attività di ricerca 1992-1994 ed un convegno conclusivo che affronta tematiche dedicate alle trasformazioni del paesaggio alpino e allinflusso dellintervento umano, in vari momenti storici, allinterno di tali cambiamenti.

Nel 1996 la Fondazione ha inoltre pubblicato il volume Insediamenti alpini nelle Dolomiti, in Carnia e nei territori Walserche raccoglie i risultati della ricerca svolta su popolazioni dellintero arco alpino che vivono al di sopra dei 1000 m di altitudine.

Il fondo è stato parzialmente ordinato, ma non è attualmente inventariato.

EDOARDO GELLNER (1909-2004)

Nato nel 1909 ad Abbazia in Istria, Gellner vive in prima persona il brusco passaggio dalla Monarchia Austro-Ungarica al Regno d’Italia, tant’è che l’alternanza fra la lingua e la cultura italiana e tedesca diventa fin da subito una costante della vita del giovane architetto.

Al termine delle scuole dell’obbligo, inizia l’apprendistato nella bottega paterna, la ditta di insegne EMG (Emilio Gellner); concluso il tirocinio si traferisce a Vienna, frequentando dapprima un corso trimestrale alla Meisterschule für Dekorationsmaler e successivamente si iscrive alla Kunstgewerbeschule dove assiste, fra gli altri, ai corsi tenuti dal Otto Prutscher e Josef Hoffman.

Il servizio militare segna l’interruzione degli studi e la ripresa dell’attività nella ditta paterna, a questo periodo sono legate le prime opere di arredamento portate avanti in proprio, soprattutto nell’ambito del turismo, con spostamenti frequenti nelle varie città europee (Parigi, Norimberga, Stoccarda, Ginevra) e italiane (Milano, Trieste, Cortina d’Ampezzo).

Con lo scoppio della Seconda guerra mondiale, Gellner viene arruolato nella Artiglieria Contraerea di stanza a Trieste, tuttavia il servizio militare gli consente ampio tempo libero permettendogli così di diplomarsi allIstituto dArte ai Carmini di Venezia e, subito dopo, di iscriversi al Regio Istituto Universitario di Architettura di Venezia.

A Venezia, Gellner segue i corsi di Eagle Trinanato, Giorgio Wenter-Marini, Guido Cirilli, Carlo Scarpa (con cui lo unisce un rapporto di amicizia e la collaborazione alla Chiesa di Nostra Signora del Cadore al Villaggio Eni) e Giuseppe Samonà, con il quale si laurea nel 1946.

Dopo un primo periodo da assistente di Samonà alla cattedra di Elementi di composizione architettonica, nel 1946-47, a causa dell’incertezza economica del dopoguerra e della propensione a voler condurre le proprie ricerche in ambito architettonico attraverso la sperimentazione sul campo, Gellner lascia definitivamente la carriera accademica per dedicarsi alla libera professione.

Dal 1947 al 2004 vive a Cortina d’Ampezzo occupandosi di architettura e di ricerca sul paesaggio antropico delle Dolomiti, con numerose pubblicazioni e interventi sul tema. La scelta di stabilirsi a Cortina trova le sue ragioni nel legame che Gellner ha stretto fin dai tempi di Abbazia con il mondo del turismo internazionale e che vedrà Cortina al suo apice con le Olimpiadi del 1956.

Tuttavia, nonostante il contesto del tutto particolare della realtà ampezzana, Gellner non interrompe i legami con l’ambiente culturale e aderisce all’APAO (Associazione per l’Architettura Organica che annovera anche lo stesso Samonà, Quaroni, Zevi, Piccinato e Astengo) e all’INU (Istituto Nazionale di Urbanistica).

Il dibattito all’interno delle principali associazioni nazionali è sicuramente fonte d’ispirazione per i vari progetti di Gellner in campo urbanistico, in primis il Piano Regolatore Generale di Cortina, redatti per conto delle varie municipalità anche al di là dei confini provinciali e stimolo per le continue ricerche in ambito paesaggistico e vernacolare.

L’impegno e l’attenzione nei confronti del territorio si ritrovano anche negli incarichi istituzionali ricoperti da Gellner come Segretario del Territorio della Regione Veneto e consulente urbanista della Provincia di Belluno, ruoli che gli permettono di espandere il campo d’indagine fino alla ricerca dei segni di una possibile “limitatio” romana nelle Dolomiti bellunesi.

L’opera più importante della sua produzione è il Villaggio sociale dell’ENI a Corte di Cadore (1954-63), indicato fin dal suo nascere come una delle esperienze più interessanti nel panorama urbanistico e architettonico internazionale del dopoguerra e rivalutato oggi dalla critica come importante esempio di regionalismo alpino.

Una delle caratteristiche che più contraddistingue l’intera produzione gellneriana sta nel suo approccio cosiddetto “multiscalare”, ossia la capacità di controllare un progetto dalla macro scala del paesaggio fino al dettaglio delle soluzioni tecnologiche e di arredo, sintesi di una progettazione unitaria mai reiterata allo stesso modo ma di volta in volta riadattata ai mutati contesti ambientali, architettonici, sociali e culturali propri di ogni nuovo sito di progetto.

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Foto: IUAV, Archivio Progetti, Fondo E. Gellner