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  • Cos’è un toponimo? Cosa sono gli oronimi che costellano le montagne dolomitiche? Da cosa derivano i nomi di paesi come Alnét o Ciarpenét o Baselga di Piné o del fiume Reno e del rio Rin? Nel volume sono contenute alcune riposte a queste domande e viene offerto al lettore un percorso sui nomi di luogo dell’arco alpino orientale. I toponimi sono una specie di “fossile” in cui rimane depositata la storia di un determinato luogo, la sua caratterizzazione geografica, talvolta la sua economia: analizzarli e comprenderne l’etimologia rappresentaun esercizio interessante, una scienza riservata ai glottologi, ma di grande fascino per tutti.
  • Con questo libro, l’autore intende raggiungere chi desidera approfondire le conoscenze geomorfologiche del territorio bellunese, col supporto di una grande ricchezza di immagini, schemi e disegni che facilitano il lettore nella comprensione dei diversi fenomeni naturali.
  • Raccolta dei contributi del corso di formazione di geografia su “Aspetti geologici, geomorfologici, antropici e paesaggistici sui Gruppi delle Marmarole e dell’Antelao. Il corso si svolge con il coordinamento scientifico di G.B. Pellegrini, già docente di Geomorfologia all’Università di Padova e membro del Consiglio Scientifico della Fondazione. L’organizzazione, a cura della Fondazione, ha visto la collaborazione delle sezioni cadorine del CAI, della Fondazione Dolomiti UNESCO - Rete della formazione e della ricerca e della Magnifica Comunità di Cadore.
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    Il volume ripercorre lo straordinario viaggio che Amelia Edwards fece nel lontano 1872, in compagnia di Lucy Renshaw, e che la celebre romanziera inglese documentò nel suo libro Untrodden Peaks and Unfrequented Valleys, 1873.
  • La pubblicazione intende valorizzare una ampia sezione dell’archivio di Alberto Alpago Novello tra i più pregevoli fondi del patrimonio conservato presso la Fondazione Giovanni Angelini - Centro Studi sulla Montagna.
  • Situato nel territorio del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi e compreso nel Sistema n. 3 del Patrimonio Dolomiti UNESCO, il gruppo dei Monti della destra Mis (Agneléze, Erèra e Pizzòcco) rappresenta uno scrigno di naturalità e insieme un territorio ampiamente percorso dall’uomo nel passato e quindi ricco di sentieri e di toponimi, purtroppo oggi poco conosciuto e frequentato.
  • Atti del corso di formazione di geografia su “Aspetti geologici, geomorfologici, antropici e paesaggistici sullo Spiz Zuèl e il Monte Punta e dintorni”, che contengono tracce evidenti di opere di difesa costruite per la Grande Guerra tra il 1915 e il 1917; il Corso, sotto la guida scientifica del prof. G.B. Pellegrini, già docente di Geomorfologia all’Università di Padova e membro del Consiglio Scientifico della Fondazione G. Angelini, è stato organizzato dalla Fondazione G. Angelini, in collaborazione con la Fondazione Dolomiti Unesco e la sezione del CAI e il Comune della Val di Zoldo.
  • Il volume tratta dei fiumi Piave, Brenta – Bacchiglione, Livenza, Tagliamento e Adige; un capitolo è dedicato alla montagna abbandonata, ossia alla montagna bellunese, con riferimenti importanti anche alla tragedia del Vajont.
  • La pubblicazione prende lo spunto dal restauro di alcuni arredi degli scultori bellunesi Andrea Brustolon (XVIII sec.) e Valentino Besarel (XIX sec.), recentemente ultimati presso il Palazzo del Quirinale a Roma. Il nucleo del volume è infatti rappresentato dal resoconto storico-artistico di Luisa Morozzi, conservatrice del patrimonio artistico presso il Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica, sugli “Arredi lignei del XVIII e XIX secolo restaurati al Quirinale” e della restauratrice Roberta Sugaroni sulle tecniche esecutive e le procedure d’intervento seguite. Sulla stessa linea si pone il contributo di Milena Dean sulla storia dell’Atelier Besarel e il restauro dell’altare da lui realizzato a La Valle Agordina nel 1886, anche attingendo all’Archivio Besarel presso la Fondazione G. Angelini, che viene descritto da Ester Cason. Lo scopo è quello di offrire spunti ed ispirazioni alla locale Scuola di restauro (Sedico - BL), illustrata da Michele Talo, che, unitamente alla Scuola del legno e dell’arte lignea, rappresenta un centro di eccellenza nel campo della formazione professionale. Giuliano Romalli offre una riflessione sulla “Tutela e valorizzazione della scultura lignea nella montagna bellunese e il ruolo delle Soprintendenze nella salvaguardia e riscoperta dei patrimoni minori” e Anna Maria Spiazzi sui temi dell’arte e artigianato nell’intaglio ligneo, tra tradizione e innovazione; segue il contributo di Turato e Ferrario sulla tradizione costruttiva del legno nelle Dolomiti venete e sul restauro conservativo di un tabià del Comelico, tradizione e professionalità che vengono sottolineate anche da Oscar De Bona, in senso propositivo per il futuro della provincia montana di Belluno. In chiusura si pone il saggio di Erminio Mazzucco, capo delegazione FAI, sulla normativa relativa al turismo culturale.
  • Il volume raccoglie gli atti del Quinto Convegno Internazionale di “Rete Montagna” tenutosi a Chiavenna (I) e Castasegna (CH) il 29-30 maggio 2009, organizzato da Rete Montagna, Fondazione G. Angelini, Università di Milano, Università di Innsbruck, con la collaborazione del Segretariato Permanente della Convenzione delle Alpi. Cambiamenti climatici, risorse tradizionali e nuove economie, varietà culturali e governo del territorio rappresentano gli argomenti discussi nel corso delle sessioni tematiche da autorevoli rappresentanti del mondo scientifico. Il volume si conclude con la Tavola Rotonda sul tema “Il futuro delle Alpi”. Un futuro incerto e difficile da prevedere ma verso il quale è necessario dirigersi con determinazione, lungimiranza e ottimismo. Infine l’Appendice dedicata alla serata di proiezione di tre documentari che narrano altrettanti modi di vivere la montagna, tenacemente e con coraggio; essa arricchisce e completa il volume e lascia aperto, se non un varco, per lo meno uno spiraglio sulla possibilità di immaginare alternative di vita nelle Alpi. Trattare delle Alpi, oggi, significa affrontare un insieme di temi di grande ampiezza e varietà, date la complessità e la vastità del territorio che le forma, la consistenza e la varietà della popolazione che lo abita, la diversità e le differenti velocità e tempistica dei processi di trasformazione che, da più di un secolo e in varia misura, hanno investito la grande catena montana nelle sue diverse porzioni, che tali processi hanno accolto o subito in momenti e modi diversi o ancora li stanno subendo.
  • Il volume raccoglie gli atti del Convegno internazionale della “Rete Montagna” tenutosi a Tolmezzo (UD) nell’autunno del 2006 frutto della collaborazione tra Fondazione G. Angelini, Università di Udine, Università di Innsbruck e Comunità Montana della Carnia. Le tematiche sviluppate sono state quelle che hanno portato ad una riflessione sui cambiamenti delle aree alpine in termini non solo territoriali e di paesaggio ma pure nell’ambito delle dinamiche demografiche e delle nuove forme di popolamento attuate anche da genti provenienti da paesi e culture molto lontani. Questo implica dei mutamenti culturali che obbligano ad un confronto tra civiltà, economie, modelli organizzativi e sociali, anche in previsione di nuove forme di sviluppo del territorio alpino in equilibrio tra conservazione del patrimonio tradizionale ed innovazione. Le nuove dinamiche sono state lette non solo a scala locale, ma inquadrate nei più generali cambiamenti globali che interessano l’intero continente europeo. Gli studiosi che hanno partecipato al convegno provengono da università ed Istituti di ricerca dell’intero arco alpino ed in particolare da Francia, Svizzera, Austria, Slovenia ed Italia.
  • A chi appartengono le Alpi oggi? Quale ruolo politico, economico e culturale assume il mondo alpino contemporaneo, terra di confine e d’incontro tra rivendicazioni locali, strategie di sviluppo regionale, progetti di cooperazione europea? A partire da queste domande, gli Atti del VI Convegno internazionale di Rete Montagna (organizzato ad Agordo tra le Dolomiti Patrimonio dell’Umanità UNESCO) aprono ampi orizzonti di riflessione: sull’equilibrio dell’assetto politico-amministrativo, sulla sostenibilità sociale e ambientale dell’uso di beni e risorse, sulle rappresentazioni culturali che orientano la funzione di uno dei luoghi più turistici del pianeta. I contributi, che si caratterizzano per la multidisciplinarietà degli approcci, fanno luce sulle diverse articolazioni dell’appartenenza politica, economica e culturale nelle Alpi, alla ricerca di un dialogo difficile quanto necessario tra diversi piani d’interesse e di azione per la montagna.