ORONIMI BELLUNESI, Guida per la raccolta degli Oronimi

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ORONIMI BELLUNESI, Guida per la raccolta degli Oronimi

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Descrizione

Quaderno scientifico della Fondazione n. 1

A cura di Andrea Angelini – Giovan Battista Pellegrini – Enrico De Nard

Testo e fotografie di Andrea Angelini; note linguistiche di Giovan Battista Pellegrini; note cartografiche di Enrico De Nard.

Belluno: Fondazione Giovanni Angelini; Regione Veneto, stampa 2000 .- 196 p. : ill. ; 24 cm.
ISBN 88-86106-00-9

Nell’ ambito di un ambizioso progetto per la documentazione delle vestigia culturali delle montagne venete, la Regione Veneto e la Fondazione Giovanni Angelini di Belluno hanno pubblicato un libro-guida per la raccolta dei toponimi della montagna bellunese. L’idea della pubblicazione nasce dalla constatazione che “sembrerebbe che i nomi delle montagne debbano essere riferimenti immutabili e certi, invece ci si accorge che i toponimi si spostano sul territorio, cambiano dicitura e ampiezza di riferimento”. E infatti essi mutano con il mutare delle vicende umane, cambiano significato, vengono dimenticati. E con essi si rischia di perdere il senso dell’uso di un certo territorio, la storia delle sedimentazioni umane che lo ha caratterizzato nei secoli.

La ricerca in oggetto si propone perciò di documentare l’evoluzione degli oronimi del bellunese fino alle attuali denominazioni. Un lavoro ambizioso e transdisciplinare, che parte da una verità storicamente acquisita: i nomi dei luoghi sono legati al lavoro e alle consuetudini della vita quotidiana degli abitanti; nella montagna bellunese, gli oronimi vanno “dal basso verso l’alto”. Il nome delle montagne deriva in moltissimi casi da quello dato in antico al pascolo che stava alla base della montagna stessa”. Per questo motivo, appunto, in passato “la gente non era interessata alle cime delle montagne che non avevano nome ed erano luoghi che “non servivano”, per cui non era necessario distinguere una cima dall’altra.

Un altro dato interessante è l’antica predominanza dei nomi femminili (oggi quasi tutti mutati al maschile): l’odierno Civetta un tempo era la Zuita, lo Schiara era la Sc ‘iara, il Talvena veniva chiamato la Talvena. Lo stesso fiume Piave era declinato al femminile.

Questo libro, la cui supervisione è stata affidata al celebre glottologo Giovan Battista Pellegrini (“il toponimo è un fossile, una forma cristallizzata che ci può dare delle notizie di ordine geografico sul paesaggio, su com’era seicento, settecento anni fa”), si pone come prezioso punto di riferimento per gli studiosi, oltre che come il più completo strumento didattico mai realizzato sull’ argomento.

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